Attraverso la Riserva Tirone
Splendido percorso ad anello che consente di attraversare lo
straordinario Piano delle Ginestre, quasi sospeso a mezz'aria
tra il violaceo Gran Cono vesuviano e l'azzurro intenso del
mare che bagna il leggendario Golfo di Napoli. L'itinerario
si svolge quasi interamente all'interno della Riserva Forestale
di Protezione "Tirone Alto Vesuvio" costituita nel 1972, prima
dell'istituzione del Parco Nazionale, al fine di tutelare e,
se possibile ampliare, l'ampio patrimonio boschivo e naturalistico
ivi presente. La fisionomia del paesaggio vegetale che s'incontra
nel corso della passeggiata, è quella tipica del versante vesuviano
del Parco. Predominano formazioni miste di leccio, pino domestico,
pino marittimo, robinia, il sottobosco vede il prevalere della
ginestra, nelle radure sono individuabili soprattutto valeriana
rossa, elicriso e verbasco. Non mancano, in forma rada, esemplari
d'ontano napoletano e roverella ed una discreta superficie occupata
da fustaia di leccio. Quest'ultima è l'unica formazione vegetale
autoctona, mentre gran parte della residua copertura vegetale
è frutto dell'incessante opera di rimboschimento effettuata,
dai primordi del XX secolo, a cura degli operatori del Corpo
Forestale dello Stato. Tale attività, il cui senso può sfuggire
all'attuale visitatore ingannato dall'ampia copertura boschiva
visibile, va ricollegata allo stato in cui versavano le pendici
vesuviane almeno sino al secondo dopoguerra. Esse, soprattutto
alle quote superiori, erano prive di qualsivoglia forma di copertura
vegetale, e le acque di scolo, frutto delle precipitazioni meteoriche,
smuovevano periodicamente enormi quantità di materiali incoerenti
provocando allagamenti ed interramenti degli abitati vallivi.
Una prima tornata d'interventi sistematori, realizzata alla
fine del XIX secolo, consisté soprattutto in opere idrauliche
di regimentazione dei canali di scolo. Tali opere sortirono
però ben pochi effetti pratici. La svolta avvenne dopo l'eruzione
del 1906, a seguito della quale si comprese la necessità d'interventi,
di sistemazione idraulico-forestale, consistenti soprattutto
in opere di rimboschimento vero e proprio. Tali interventi sono
poi proseguiti quasi ininterrottamente sino ai giorni nostri.
Sotto l'aspetto geologico il pianoro attraversato costituisce
i margini meridionali ed occidentali dell'ampia caldera di sprofondamento,
i cui estremi orientali e settentrionali sono invece delimitati
dal Monte Somma (si veda l'itinerario n. 1). Tra i punti notevoli
dell'escursione si segnalano i numerosi scorci panoramici presenti
soprattutto nel tratto finale. Interessante anche l'attraversamento
di un braccio secondario del fiume di lava, originato dall'eruzione
del 18 marzo 1944, che causò gravissimi danni ai comuni di San
Sebastiano e Massa di Somma.
Avvertenze: si tratta di un itinerario per tutti, senza
particolari difficoltà tecniche o escursioni altimetriche. Frequentabile
anche d'estate in virtù degli ampi tratti ombreggiati, insinuati
nel cuore della folta boscaglia.