Il Monte Somma
Itinerario ad anello, affascinante, ricco di spunti d'ogni sorta, sospeso tra mito, storia e natura. Nella parte iniziale si attraversa il fiume di lava originato dall'eruzione del 18 marzo 1944. Quest'ultima cominciò alle quattro e trenta del pomeriggio con un considerevole trabocco di magma dall'orlo del Gran Cono. La lava si diresse subito sia a sud che a nord. Il braccio di colata settentrionale raggiunse il Somma in mezz'ora e voltò nell'Atrio del Cavallo verso ovest: "A partire dalla sera del giorno dopo, la domenica, si ebbe un nuovo efflusso lavico, molto più abbondante e veloce che si sovrappose nell'Atrio al precedente e lo superò, scavalcò il fosso del Faraone e alle prime ore del 21 raggiunse i centri abitati di San Sebastiano e Massa. La lava interruppe la strada tra i due paesi e li distrusse" (Antonio Nazzaro, Il Vesuvio - Storia eruttiva e teorie vulcanologiche - Napoli, 1997). Superato il terrificante spettacolo delle lave, che con un piccolo sforzo di fantasia possono ancora essere immaginate nel loro terribile fluire verso la distruzione degli abitati vallivi, si raggiunge un ampio tornante e, superato anche quest'ultimo, ci s'immerge in un ambito vegetazionale totalmente diverso da quello vesuviano di provenienza. La diversa esposizione e la maggiore protezione offerta dalle creste del Somma, hanno infatti consentito lo sviluppo, su questo declivio, del bosco misto tipico della fascia appenninica. Ad onor del vero le pendici del Somma sono coperte prevalentemente da castagneto, mentre il bosco misto, composto in prevalenza da acero napoletano, castagno, carpino nero, roverella e ontano napoletano, si è sviluppato a quote superiori sin sulla cresta sommitale. Raggiunto un bivio, si procede in direzione della predetta cresta superando, successivamente, le asperità rappresentate dai Cògnoli di Trocchia e Sant'Anastasia. Raggiunta di poi la vetta del Monte Somma, c.d. Punta Nasone, il paesaggio che si apre davanti agli occhi dell'escursionista, è talmente sublime da non poter essere adeguatamente decritto con il solo supporto della parola scritta. Tralasciando le molte e pur interessantissime attrattive paesistiche all'orizzonte, lo sguardo è attratto inevitabilmente dal sottostante fiume di pietra, su cui propende Punta Nasone. Il notevole dislivello altimetrico e l'aggetto dello sperone roccioso su cui ci si trova, consentono una visione aerea dell'impetuosa colata sottostante di cui s'indovinano ancora chiaramente i moti, le correnti, le morte. Proseguendo l'escursione, il sentiero ci riserva una ripida discesa, che è parte di un antichissimo itinerario votivo ancora oggi percorso in occasione della Festa della Madonna del Castello, o Festa della Montagna (si veda la scheda relativa). Al termine della discesa si volta a sinistra e si ripercorre a ritroso tutto il fianco del Somma sino al punto di partenza. Il ritorno è immerso quasi completamente in un bosco rigoglioso e il sentiero è arricchito da numerosi interventi d'ingegneria naturalistica. Questi ultimi si distinguono, oltre che per l'alta valentia tecnica con cui sono stati realizzati, e per l'impatto ambientale pressoché nullo, anche sotto l'aspetto stilistico in particolare in corrispondenza del c.d. Ponte del Sambuco.

Avvertenze: si tratta di un'escursione mediamente impegnativa, di lunga durata, con picchi di difficoltà connessi, sia alla risalita del crinale del Somma, sia alla forte pendenza e alla scarsa tenuta del tratto d'itinerario situato subito a valle della Punta Nasone.

 
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