Il Gran Cono
Itinerario ad anello percorso ogni anno da migliaia di visitatori
attratti dal fascino del Gran Cono Vesuviano. Le sensazioni
d'attonito stupore e reverenziale timore, che spesso assalgono
il visitatore posto al cospetto di cotanto spettacolo della
natura, sono state registrate in numerosi diari di viaggio.
Tra questi ultimi si ricorda quello dello scrittore Classens
de Jöngste che così descriveva la violenta emozione procuratagli
dal vulcano: "... là solamente si concepisce come gli uomini
hanno creduto all'esistenza di un genio malefico, che si opponeva
ai disegni della Provvidenza. Si è costretti a domandare a se
stessi, nel contemplare tali luoghi, se la bontà sola presiedeva
ai fenomeni della creazione, ovvero se qualche principio nascosto
forzava la natura, come l'uomo, alla ferocia" (Classens de Jöngste,
Souvenirs d'une promenade au Mont Vesuve, Naples, 1841). Naturalmente
l'emozione odierna non può rivaleggiare con quella provata dai
visitatori del tempo in cui il Vesuvio era attivo e fumante.
Esplicativa, al riguardo, è una memoria scritta di Charles Dupaty,
celebre avvocato francese del XVIII secolo: " ... estasi per
questo deserto, quest'altezza, questa notte, questo monte di
fuoco. E io sono qui! La notte intera vorrei trascorrere accanto
a questo incendio per vedere poi il sole spegnerlo con la forza
dei suoi raggi abbaglianti ... Addio, Vesuvio; addio, lava;
addio, fiamma di cui risplende e si cinge questo profondo abisso;
addio, montagna così temibile e così poco temuta ... " (Charles
Dupaty, Letters sur l'Italie en 1785). Da un punto di vista
geovulcanologico occorre rilevare che la grande voragine, che
si spalanca ancor oggi dinanzi al visitatore, non è un cratere
isolato, bensì parte di un più ampio complesso vulcanico: il
Somma-Vesuvio. Quest'ultimo si presenta con due strutture principali
ben distinte: il Gran Cono del Vesuvio situato all'interno di
ciò che residua del più vecchio cono del Somma. Per quanto più
specificatamente riguarda il Vesuvio, va altresì sottolineato
che esso è ubicato in corrispondenza di un incrocio di fratture
della crosta terrestre, lungo le quali si sono aperte ulteriori
bocche eruttive minori. E' questo il caso, ad esempio, del conetto
avventizio dei c.d. Camaldoli di Torre del Greco, ben visibile
dalla cima del Gran Cono (in direzione sud, sud-est) in virtù,
sia della notevole dimensione, sia della presenza, sulla sommità,
di un evidentissimo edificio religioso. Piuttosto ben visibili
risultano anche le bocche eruttive del 1760, che appaiono come
una serie di "cunette" ravvicinate, poste lungo un'evidente
linea di frattura. Ulteriore punto notevole della passeggiata
è lo straordinario panorama che si può godere sull'intero arco
del Golfo di Napoli, da Punta Campanella sino a Capo Miseno.
Avvertenze: si tratta di un'escursione abbastanza breve,
leggermente impegnativa in relazione alla discreta pendenza
del tratto dell'itinerario situato tra il parcheggio a quota
1.000 e l'orlo del Gran Cono. Da non sottovalutare anche le
forti escursioni termiche che possono presentarsi inopinatamente
in qualsiasi periodo dell'anno. Si fa presente, infine, che
l'imbocco del sentiero è soggetto a pedaggio a favore delle
Guide Alpine Vulcanologiche, ivi preposte alla sicurezza del
visitatore.