La Castelluccia
C.d. sentiero di "collegamento" che, snodandosi tra
i crinali del Vallone Molaro e del Lagno di Pollena, consente
di congiungere il Comune di Massa di Somma con il sentiero n.
3 (Il Monte Somma) del Parco Nazionale del Vesuvio.
L'inizio del tracciato è raggiungibile risalendo dapprima
la Via Veseri e, di poi, il tratto iniziale del lagno che conduce
al Vallone Molaro.
Il tracciato escursionistico che rappresenta, di fatto, il decimo
sentiero del Parco Nazionale del Vesuvio, è il primo
ad essere stato realizzato da un comune (Massa di Somma), sia
pure con risorse della Comunità Europea (fondi POMA),
erogati per il tramite del Ministero dell'Ambiente e del Parco
Nazionale del Vesuvio.
Il sentiero ricalca uno degli itinerari utilizzati dal Genio
Civile, dalla fine del XIX secolo, per realizzare opere idrauliche
di regimentazione delle vie di deflusso delle acque meteoriche.
Tali opere, oggi ancora visibili e rappresentate, nei pressi
del percorso descritto, dal Lagno di Pollena e dalle opere di
sistemazione del Vallone Molaro, si resero necessarie a seguito
delle gravi esondazioni dei torrenti del Somma che, periodicamente,
provocavano allagamenti ed interramenti degli abitati vallivi.
I primi interventi organici furono previsti dalla legge dell'11/05/1855
del Regno delle Due Sicilie. Essi, però, non trovarono
pratica attuazione perché intervenne l'annessione al
Regno d'Italia.
L'urgenza delle sistemazioni spinse anche il nuovo Parlamento
Italiano a legiferare sulla questione negli anni 1888, 1899
e 1900. Dalla predetta legislazione d'emergenza scaturì
la realizzazione di: traverse di trattenuta, vasche di decantazione,
vasche d'assorbimento, vasche di colmata, arginature in muratura
e terra.
Tali opere sortirono però pochi effetti pratici. La svolta
avvenne dopo l'eruzione del 1906, a seguito della quale si comprese
la necessità d'interventi, oltre che di regimentazione
idraulica, anche di sistemazione forestale e rimboschimento.
Tali interventi sono poi proseguiti, quasi ininterrottamente,
sino ai giorni nostri, con risultati oltremodo soddisfacenti.
Per ciò che attiene alla vegetazione, dopo il tunnel
iniziale di Robinia pseudoacacia si supera un tratto esposto
caratterizzato da vegetazione arbustiva. Quest'ultima consente
di godere uno splendido panorama sulla Città di Napoli
e sulla relativa area portuale.
Prima di raggiungere la meta finale dell'escursione, costituita
dal sentiero n. 3, s'incontra un bosco di vecchi castagni. Di
poi ancora castagno, roverella, acero napoletano e carpino bianco.
Notevole anche la presenza di avifauna e micromammiferi.
Avvertenze: si tratta di un itinerario di difficoltà
media, con un'escursione altimetrica non eccessiva ma che, in
alcuni tratti, si presenta con una notevole pendenza. Il ritorno
si effettua sullo stesso percorso dell'andata.