VINI

"Lacryma Christi del Vesuvio" e "Vesuvio" rosso, rosato e bianco D.O.C.
Su questo vino straordinario hanno scritto innumerevoli personaggi celebri: " … Bacco amò queste terre più delle native colline di Nisa … " (Marziale); " … vino dalla forza magra e delicata che sfuma in soavissimi aromi d'erbe selvatiche; ha il colore misterioso del fuoco infernale, il sapore della lava, dei lapilli, della cenere, che seppellirono Ercolano e Pompei … " (Curzio Malaparte).
Si deve inoltre ad Alfred de Musset l'invenzione dell'aneddoto secondo il quale Lucifero, scacciato dal Paradiso, n'avrebbe rubato un lembo portandolo con sé sulla terra a formare il Golfo di Napoli. Addolorato per la perdita, l'Onnipotente avrebbe pianto, e le sue lacrime, cadendo sul Vesuvio, avrebbero generato la miracolosa crescita dei vitigni da cui si produce oggi il Lacryma Christi.
Le uve di matrice "divina", nel caso del Lacryma Christi rosso o rosato, sono quelle del vitigno Piedirosso impiegato da solo o con lo Sciascinoso. Detti vitigni devono essere presenti con percentuali non inferiori all'80%; con un'ulteriore presenza minima del Piedirosso non inferiore al 50%. Può concorrere alla produzione anche il vitigno Aglianico (Max 20%).
Il bianco è ottenuto da uve del vitigno Coda di Volpe, da solo, o con il Verdeca; presenti con percentuali non inferiori all'80%; con un'ulteriore presenza minima del vitigno Coda di Volpe non inferiore al 35% del totale. Possono concorrere alla produzione del bianco le uve Falanghina e Greco (Max 20%).
L'eccellente qualità del prodotto è garantita, oltre che dalle straordinarie qualità organolettiche delle uve e dalla natura vulcanica dei suoli, anche da un disciplinare di produzione molto rigoroso: la quantità d'uva ad ettaro non può superare i 100 quintali e la resa alla vinificazione non può eccedere il 65%. Valori che garantiscono pressature soffici e vini di grande pregio.
La gradazione alcolica del vino non deve essere inferiore a 12 gradi. Qualora si raggiungano gradazioni minori, ma in ogni modo non inferiori a 11 gradi per il bianco e 10,50 per il rosso e il rosato, questi ultimi devono essere denominati "Vesuvio" e non "Lacryma Christi del Vesuvio".
Per quanto riguarda i caratteri peculiari, il rosso si presenta con un colore rosso rubino, odore gradevolmente vinoso, sapore secco armonico e può essere abbinato con selvaggina, arrosti e formaggi piccanti. Il rosato ha un colore più o meno intenso, odore gradevole e fruttato, sapore asciutto, si serve con arrosti di carne bianca, soufflè, risotti e torte di verdure. Il bianco, infine, ha colore dal paglierino tenue al giallo paglierino, odore vinoso gradevole, sapore secco leggermente acidulo. Si abbina a zuppe di pesce, crostacei, verdure, formaggi freschi e teneri; in particolare si sposa ottimamente con l'impepata di cozze e l'insalata di pomodorini del Vesuvio.

"Lacryma Christi del Vesuvio Spumante" D.O.C.
La denominazione di origine controllata, qualificata come "Lacryma Christi del Vesuvio", può essere utilizzata per designare il vino spumante naturale (così definito perché l'anidride carbonica, imprigionata nella bottiglia, è stata prodotta dalla naturale fermentazione alcolica degli zuccheri contenuti nel vino, e non vi è stata insufflata o prodotta artificialmente) ottenuto con mosti o vini che rispondono alle condizioni dell'omonimo disciplinare.
A tutt'oggi il "Lacryma Christi Spumante" D.O.C. è ottenuto esclusivamente da uve selezionate del vitigno Coda di Volpe (localmente noto come Caprettone), coltivato sulle pendici del Vesuvio nei comuni di Boscotrecase e Terzigno.
Ha colore paglierino, con profumo delicato ed avvolgente, il sapore è pieno e generoso, giustamente acido, maliziosamente dolce, morbido ed armonico. Si accosta facilmente al dessert e ai dolci di frutta. Si consiglia di servirlo sui 6-7° centigradi.

"Pompeiano" I.G.T.
La legge 164/92 definisce la I.G.T. "Indicazione Geografica Tipica" come "il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva".
Coerentemente con questa definizione Il Pompeiano I.G.T., che prende il nome dall'antica città romana distrutta dall'eruzione del 79 d.C., si può produrre in quasi tutta la provincia di Napoli impiegando le uve Aglianico, Falanghina, Piedirosso, Coda di Volpe, Sciascinoso, nonché le varietà autorizzate o raccomandate per la medesima provincia. Tra di esse rientrano le produzioni, prettamente vesuviane, contrassegnate dall'I.G.T. Pompeiano: "Caprettone" (vitigno Coda di Volpe) e "Pèr e Palummo" (vitigno Piedirosso).
La gradazione alcolica prevista dal disciplinare varia tra i 10,5 e gli 11 gradi.
Le tipologie ottenibili comprendono il bianco, il rosso, il novello, il frizzante, e il passito.

"Cacciato di Ottaviano"
Vero e proprio reperto di archeologia enogastronomica, questo vino è ancora prodotto in virtù di una tenace tradizione produttiva contadina che genera un vino caratteristico, di buona gradazione alcolica, di colore rosso scuro, con sapore ed odore forti e persistenti.
E' generato da uve Aglianico mischiate con buone percentuali di Tintore.
Si produce prevalentemente nei comuni di Ottaviano, Terzigno e San Gennaro Vesuviano ed è disponibile quasi esclusivamente sfuso o imbottigliato in maniera artigianale.

"Caprettone"
Affiancata alla produzione I.G.T. di questo vino, effettuata sulla base dell'omonimo disciplinare, esiste ancora anche una tradizione produttiva contadina, che genera un vino artigianale, caratteristico, di buona gradazione alcolica, dal colore brillante giallo dorato, dall'odore vinoso con leggero e gradevole aroma. Nel primo anno di vita si rivela leggermente dolce ma, invecchiato, assume un sapore asciutto e ricco di corpo.
Si produce prevalentemente nei comuni vesuviani che vanno da Torre del Greco a Terzigno. E' ottenuto dalla vinificazione di uve del vitigno Coda di Volpe (localmente noto, appunto, come "Caprettone") ed è disponibile quasi esclusivamente sfuso o imbottigliato in maniera artigianale.

"Catalanesca"
Il "Catalanesca" è un bianco prodotto da uve, a bacca dura, provenienti dall'omonimo vitigno, importato dalla Catalogna da Alfonso I d'Aragona nel 1450 e messo a dimora sulle pendici del Monte Somma.
Stante, però, la registrazione come uva da tavola nell'ambito del catalogo nazionale, le produzioni attualmente in circolazione sono destinate all'autoconsumo e non sono commerciabili.
Per ovviare all'inconveniente è in corso un esperimento di vinificazione, presso i centri di microvinificazione della regione Campania, che ha già dato ottimo risultati.
Il vino Catalanesca presenta, infatti, aromi volatili notevolmente persistenti a differenza di quanto accade, di solito, con altri vini bianchi.
Risolti i problemi inerenti alcuni composti secondari indesiderati, prodotti nel corso della fermentazione alcolica, il prossimo passo consisterà nella richiesta di transizione di categoria, con conseguente istanza di denominazione di origine controllata.
Pur nella diversità delle lavorazioni artigianali, e quindi del prodotto finito, è possibile riscontrare il seguente comun denominatore nel Catalanesca prodotto attualmente: colore da verdolino a paglierino, odore vagamente muschiato, sapore marcatamente vinoso.
Dal mosto di Catalanesca, mescolato con mosti di Gianniello, Greco e piccole quantità di altre uve, si ottiene il cosiddetto Lambiccato del Vesuvio (anche noto come "Bianco dolce di Somma"). Si tratta di un vino dolce e frizzante, di antica tradizione, anch'esso sottoposto a vinificazione sperimentale condotta presso i centri di microvinificazione della regione Campania.

"Greco della Torre" o "Greco di Somma"
I contadini dei comuni vesuviani e sommani producono, dal vitigno omonimo, un vino caratteristico che cambia denominazione a seconda dell'area di provenienza (è anche noto come Greco del Vesuvio e, in passato, come Greco di Resina: l'attuale Ercolano).
Si tratta di una produzione artigianale che si fonda su una tradizione antichissima essendo il Greco, secondo il Della Porta, nientemeno che l'Aminea Gemella Minore, ovvero il vitigno progenitore di quasi tutte le viti attuali.
Il vino odierno, prodotto in quantità limitatissime, disponibile solo sfuso o imbottigliato in maniera artigianale, si presenta di un bel colore giallo dorato gradevolissimo, con profumo e sapore intenso.

"Passito"
Frutto di una straordinaria abilità artigianale, il Passito vesuviano è in grado di restituire al palato sensazioni che travalicano il senso del gusto per coinvolgere le emozioni più profonde dell'animo umano.
Al fine della realizzazione di un buon vino passito, è fondamentale la fase di raccolta delle uve che deve avvenire nel periodo immediatamente precedente la vendemmia. I grappoli sono scelti, uno per uno, tra quelli che presentano acini dotati di maggiore consistenza e che quindi sono meno attaccabili da muffe nella seguente fase d'appassimento.
La predetta fase di lavorazione richiede appositi locali, per l'appunto detti d'appassimento, dove i grappoli sono appesi a fili sospesi, quasi in guisa di bucato.
Per raggiungere i migliori risultati organolettici l'appassimento deve avvenire senza alcun genere di forzatura, (ad esempio l'uso d'aspiratori e/o ventilatori), in modo che l'uva completi il suo ciclo naturale di maturazione.
Una volta che quest'ultima ha raggiunto la gradazione zuccherina voluta, compresa tra il 25% ed il 35% in volume, si procede alla pigiatura e alla torchiatura. Il Mosto ottenuto è introdotto immediatamente in specifici contenitori, opportunamente preparati e posti in appositi locali per l'invecchiamento.

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