Rame, ferro battuto
Lavorazione del rame
L'artigianato del rame è un'attività molto antica esercitata
nell'area vesuviana, e in particolare nel Comune di Sant'Anastasia,
da tempo immemorabile. A Sant'Anastasia, in particolare, dove
si è creato un vero e proprio distretto produttivo specializzato
nella lavorazione di questo nobile metallo, si vanta una tradizione
con origini risalenti, secondo alcuni, almeno all'epoca della
dominazione aragonese. Il primo riferimento storico certo risale,
però, ad un'epoca ben più recente. Si tratta infatti di una
nota del maestro ramaio Francesco Monta, del 1812, con la quale
l'artigiano di Sant'Anastasia richiede ad un cliente, a seguito
dell'aumento della materia prima, un ritocco sui prezzi concordati
in precedenza. Questa straordinaria tradizione produttiva, passata
indenne tra le fluttuazioni e i capricci della moda che, soprattutto
in tempi recenti, condizionano notevolmente le produzioni di
elementi d'arredo, richiede, al pari delle lavorazioni di ferro
battuto, una notevole abilità tecnica coniugata con altrettanta
capacità creativa. La differenza principale, tra la lavorazione
del ferro e quella del rame, è nell'assenza, in questo secondo
caso, stante la notevole malleabilità del rame, di lavorazioni
di modellatura a caldo. Nella lavorazione del metallo rosso
la modellatura si effettua prevalentemente mediante il c.d.
tornio tiralastra, che consente di far assumere la foggia voluta
agli oggetti di formato circolare, bombato e/o semisferico.
La modellatura può avvenire anche previa martellatura delle
lastre di rame ma, più spesso, questa lavorazione segue a complemento
e finitura della lavorazione al tornio. Per gli oggetti con
forme a spigolo vivo la tecnica di lavorazione prevede il taglio
a freddo delle lastre di metallo e il successivo montaggio.
Un'ulteriore fase di lavorazione, cui si ricorre solo per prodotti
destinati a contenere alimenti, è quella della stagnatura delle
superfici interne, resa indispensabile dalla tossicità dei composti
chimici derivanti dall'ossidazione del rame. La stagnatura,
che sempre più spesso è sostituita dalla ricopertura delle superfici
interne effettuata, per gli usi professionali, con acciaio o
alluminio, è seguita dalla pulitura. Quest'ultima fase di lavorazione
è compiuta, ancora oggi, prevalentemente a mano e senza l'ausilio
di prodotti chimici.
Lavorazione del ferro battuto
Il lavoro del fabbro è un mestiere molto antico, con alle spalle
una lunga tradizione, che ha bisogno di tanta passione e, soprattutto,
di una notevole abilità tecnica coniugata con altrettanta capacità
creativa. Si tratta di un'attività artigianale, ancora molto
fiorente, che al giorno d'oggi si basa soprattutto su tecniche
di lavorazione c.d. a freddo. Queste ultime prevedono la modellazione
del ferro senza che sia necessario ribatterlo quando è ancora
caldo. Alla fase di lavorazione appena descritta segue l'assemblaggio
dei diversi componenti effettuato con la saldatrice. Sono dunque
ormai rare le botteghe che seguono la vecchia tradizione di
forgiare a fuoco il semilavorato anche se, per l'importanza
che stanno sempre più assumendo i restauri e per una rinnovata
richiesta di prodotti tradizionali, è in corso una discreta
rivitalizzazione del settore. La predetta tecnica di lavorazione
a caldo richiede, innanzi tutto, il taglio delle barre di ferro
in segmenti della dimensione desiderata. I frammenti così ottenuti
sono collocati nella forgia (forno aperto a carbon coke in cui
la combustione è ravvivata per mezzo di mantici o ventilatori),
ove sono riscaldati sino a temperature prossime ai 1.000 gradi
centigradi. Raggiunta la temperatura desiderata, il ferro è
adagiato sull'incudine e lavorato con il martello, oppure con
il maglio. In questo secondo caso bastano in genere pochi colpi
precisi, regolati da una lieve pressione del piede del fabbro,
che in tal guisa modula la velocità di caduta del maglio, perché
la massa rovente prenda la forma voluta. La tecnica di lavorazione
tradizionale richiede poi che i pezzi forgiati a caldo siano
uniti tramite chiodatura. Il prodotto quasi ultimato è infine
sottoposto alle lavorazioni di finitura: sabbiatura, verniciatura
e zincatura.
Attrezzi agricoli
Nell'area vesuviana è ancora viva una tradizione produttiva relativa ad attrezzi agricoli per lavorazioni manuali, a fronte di un'agricoltura ancora praticata con metodiche che prescindono in gran parte dalla meccanizzazione.
Gli attrezzi in discorso sono anch'essi frutto di lavorazioni, prevalentemente manuali, che si avvicinano più a quelle usate in un'antica bottega di fabbro, piuttosto che a quelle usuali in una moderna catena di montaggio.
Anche la forma degli attrezzi è rimasta sostanzialmente immutata da secoli, così come risulta dagli antichi attrezzi da lavoro conservati presso l'Antiquarium Nazionale di Boscoreale (si veda la scheda relativa inserita nel paragrafo dedicato alle emergenze museali).
Oggi, come all'epoca, dalla forma degli attrezzi è possibile individuare i tipi di terreno che ospitano le colture. Le zappe, utilizzate per sminuzzare le zolle, rincalzare piante, scavare canalette, si presentano con un taglio ovale quando si tratta di terreni pesanti (tipici dell'agro Nocerino-Sarnese); a taglio rettangolare breve, nel caso di terreni sassosi (coltivi vicini a colate di lava di tipo scoriaceo); a taglio rettangolare lungo in caso di terreni sciolti (nell'area vesuviana prevalenti nella fascia collinare). Per liberare il terreno dalle erbacce si utilizza poi una particolare zappa del tutto simile al sarculum romano, da cui il termine sarchiare.
Discorso analogo può essere fatto per le pale, ovali per i terreni pesanti, triangolari per i terreni sassosi, rettangolari per quelli sciolti, anche se oggi si usa affondarle nella terra poggiando un piede sul bordo superiore della lama, mentre, nel 79 d.C., esse erano dotate di un supporto laterale creato per facilitare quest'operazione.
Naturalmente al fianco degli attrezzi tradizionali convivono prodotti tecnologicamente più evoluti come le zappette per trattori. Accade così che, nell'ambito di uno stesso stabilimento, si possa assistere alla produzione di accessori per macchine agricole, al fianco di attrezzi tradizionali dotati finanche di manici di corno sagomati a mano.