PASTA
Pasta secca
La tradizione nella produzione di paste alimentari, anzi della
pasta di Napoli, così come rubricava la merceologia dell'epoca,
risale agli ultimi decenni dell'Ottocento, epoca in cui si affermò
un vero e proprio distretto produttivo localizzato nel cuore
dell'area vesuviana.
Nel 1888 erano attivi nella provincia di Napoli ben 213 pastifici
in grandissima parte localizzati a Torre Annunziata e comuni
limitrofi.
Il predetto polo produttivo non è sopravvissuto all'avvento
della meccanizzazione e, in particolare, ai processi d'essiccamento
meccanico, che hanno comportato la perdita del vantaggio competitivo
derivante dalle eccezionali condizioni microclimatiche locali.
Fattore, quest'ultimo, indispensabile per l'essiccamento della
pasta effettuato, in precedenza, esclusivamente mediante ventilazione
naturale.
La mancata trasformazione in "grande industria" della
locale tradizione della pasta ha però favorito le attuali
imprese "dell'arte bianca", eredi del grande sviluppo
passato e ad esso strettamente connesse in relazione ai caratteri
di naturalità e tipicità del prodotto finito.
Per quanto riguarda la metodica produttiva, la prima operazione
che si esegue nella fabbricazione della pasta consiste nell'impastare
la semola di grano duro (prodotto granulare ottenuto dalla prima
macinazione del grano) con acqua calda. L'impasto, portato al
giusto grado d'omogeneità, passa alla fase della trafilatura.
Con quest'ultima si conferisce alla pasta la forma voluta, comprimendola
e facendola passare attraverso delle piastre metalliche munite
di fori. La forma dei fori corrisponde, naturalmente, al formato
di pasta che si vuole ottenere.
La pasta trafilata deve poi essere asciugata in modo da portarla
al grado d'umidità previsto dalla legge (Max 12,50%).
L'essiccamento, che un tempo si praticava all'aria aperta, oggi
è effettuato ponendo la pasta in ambienti più
o meno vasti, e ben ventilati, nei quali si fa circolare artificialmente
una corrente d'aria calda e secca.
Una buona pasta si riconosce, infine, per come "tiene la
cottura", caratteristica, quest'ultima, connessa alla quantità
di glutine (la proteina che trattiene l'amido e non permette
la sfaldatura del prodotto) contenuta nella pasta stessa.
Pasta fresca
Nella produzione della pasta fresca devono essere osservate
le stesse prescrizioni stabilite per le paste alimentari secche,
salvo che per l'umidità, e per le farine di grano tenero
utilizzabili senza limitazioni negli impasti non soggetti ad
essiccamento.
La relativa semplicità del processo produttivo e la ridotta
esigenza d'investimenti in macchinari, hanno favorito lo sviluppo
di molte imprese di ridotte e ridottissime dimensioni che si
caratterizzano, in ogni modo, per l'estrema qualità e
la tipicità del prodotto finito. La produzione artigianale
di pasta fresca, inoltre, essendo destinata ad un consumo pressoché
immediato, non prevede processi di pastorizzazione, sterilizzazione
e parziale disidratazione (tipici dei prodotti freschi destinati
alla grande distribuzione) che, se da un lato favoriscono la
conservabilità, dall'altro incidono in maniera inevitabilmente
negativa sulle caratteristiche organolettiche del prodotto finito.