DISTILLATI E LIQUORI

Acquavite di albicocche vesuviane
Straordinario distillato ottenuto esclusivamente da albicocche vesuviane di qualità extra.
Queste ultime crescono su suoli vulcanici che, interagendo con la bassa piovosità e le caratteristiche intrinseche del frutto, favoriscono la produzione di un'albicocca assolutamente inimitabile.
La prima fase del processo produttivo richiede la creazione di una purea d'albicocche lasciata a fermentare entro serbatoi d'acciaio inox, previo controllo di ph, acidità e temperatura.
Si provvede poi ad allontanare i noccioli prima della conclusione del processo di fermentazione alcolica. Quest'ultimo si conclude in un periodo che varia tra i quattro e i sei giorni. Il tempo necessario a trasformare lo zucchero in alcool.
Trascorso il lasso di tempo predetto, si passa alla fase della distillazione da cui si ottiene un semilavorato ad elevatissima gradazione. Il prodotto, così ottenuto, è poi posto in nuovi serbatoi nell'attesa delle successive lavorazioni che consistono in: diluizione con acqua distillata e filtrazione.
A conclusione del procedimento appena descritto l'acquavite di albicocche vesuviane si presenta di colore bianco cristallino, sapore secco e armonico, profumo molto intenso, dolce al naso. Si denota una piena corrispondenza con il frutto e una leggera presenza di mandorla, che ben s'inserisce nel complesso bouchet.

Acquavite di mele annurche
Acquavite di frutta che, anche se non può vantare una lunga tradizione di distillazione nell'area vesuviana, ciò nondimeno si basa su una straordinaria varietà locale di mele in grado di dare un aroma inconfondibile al prodotto finale. Per produrla si utilizzano, infatti, partite selezionate di saporosissime mele annurche coltivate, da tempo immemorabile, nelle campagne vesuviane e campane (già Plinio il Vecchio esaltava le caratteristiche della mela in discorso chiamandola mala orcula).
Tutte le partite impiegate, scelte accuratamente, sono macinate per ottenere la c.d. purea a sua volta assoggettata a fermentazione alcolica. A quest'ultima segue la distillazione vera e propria, condotta in guisa tale da salvaguardare gli aromi primari della mela.
Alla distillazione segue un periodo di riposo in piccoli serbatoi. Il semilavorato, così ottenuto, è poi posto in contenitori stagni nell'attesa delle successive lavorazioni che consistono in: diluizione con acqua distillata e filtrazione.
Il prodotto finale è un'acquavite delicatamente profumata che ricorda il frutto. Il gusto è asciutto, armonico, gradevole e di buona persistenza. Il colore è bianco cristallino.

Elisir di China
Si tratta di un liquore, appartenente alla categoria degli amari digestivi, che ha cominciato la sua storia produttiva sul Vesuvio verso la fine del XIX secolo, quando ne fu avviata la produzione su base industriale. Ieri, come oggi, ogni produttore considerava un segreto la propria miscela, con percentuali d'erbe e radici, da rispettare minuziosamente, tra le quali non mancavano quasi mai: china, genziana e rabarbaro.
La ricetta base dell'elisir è giunta, in ogni caso, sino ai giorni nostri, grazie al celebre gastronomo "Artusi", al quale va il merito di averne per primo rese celebri le virtù toniche e digestive: << … non tutte le ricette che io provo le espongo al pubblico: molte ne scarto perocché non mi sembrano meritevoli; ma questo elisir che mi ha soddisfatto molto, ve lo descrivo. China peruviana contusa, grammi 50. Corteccia secca di arancio amaro contusa, grammi 5. Spirito di vino, grammi 700. Acqua, grammi 700. Zucchero bianco, grammi 700. Mescolate dapprima grammi 250 del detto spirito con grammi 150 della detta acqua, e in questa miscela mettete in infusione la china e la corteccia d'arancio, tenendola in luogo tiepido una diecina di giorni, agitando il vaso almeno una volta al giorno. Poi passatela da un pannolino strizzando forte onde n'esca tutta la sostanza, e filtratela per carta. Fatto ciò sciogliete lo zucchero al fuoco nei rimanenti grammi 550 di acqua senza farlo bollire e passatelo dal setaccio, o meglio da un pannolino, per nettarlo da qualche impurità se vi fosse. Aggiungete i rimanenti grammi 450 di spirito, mescolate ogni cosa insieme e l'elisir sarà fatto. Prima di filtrarlo assaggiatelo e se vi paresse troppo forte aggiungete acqua … >>.

Grappa
Il termine grappa, con i sinonimi, acquavite di vinaccia, o, distillato di vinaccia, definisce, secondo la legge: <<l'acquavite ottenuta direttamente dalla distillazione delle vinacce>>.
Si tratta di un prodotto di recente tradizione nell'area vesuviana, ciò nondimeno esso ha già raggiunto elevatissimi standard qualitativi connessi alle straordinarie qualità della materia prima: vinacce d'uve Piedirosso, distillate entro un brevissimo intervallo dalla loro svinatura.
Nasce così un distillato che si distingue per la prepotenza di certi suoi profumi e sapori assolutamente inusuali per una grappa, legati come sono ai suoli vulcanici da cui proviene la materia prima.
Le grappe vesuviane, poste al consumo, presentano un contenuto in alcol etilico intorno al 50% del loro volume. Peraltro, oltre all'alcol etilico, si possono identificare oltre 300 altri composti chimici, in gran parte responsabili delle straordinarie qualità organolettiche del prodotto finito.
Se ne consiglia l'assunzione come digestivo, risultando così notevolmente attenuata la rapidità dell'assorbimento dell'alcol. Se assunta in dosi moderate (circa 1 grammo d'alcol per kg di peso corporeo) la grappa vesuviana conferisce euforia, è vaso dilatatrice, è diuretica, svolge azione tranquillante e combatte la sindrome ansioso-depressiva. In tal senso, se assunta di sera, svolge una moderata e piacevole azione sonnifera. Favorisce inoltre le secrezioni dello stomaco e del pancreas ed ha certamente efficacia contro le coronariopatie.

Nocino
Si tratta di un liquore digestivo tradizionale, estremamente aromatico, ottenuto per macerazione in alcool di noci raccolte, secondo la tradizione, a fine giugno nel giorno di San Giovanni. Ed è proprio il riferimento al giorno di San Giovanni, epoca in cui un tempo si festeggiava il solstizio d'estate, a rivelare i collegamenti esistenti tra la preparazione di questo liquore e l'antichissima tradizione contadina sommese, con tutto il suo corredo di riti e cerimonie propiziatorie di radice precristiana. L'infuso (guazza), preparato in quella fatidica notte, è ancora oggi considerata un rimedio efficace per la cura di molte malattie dell'apparato gastro-intestinale. La ricetta classica del Nocino è stata trasmessa sino ai giorni nostri grazie all'opera del famoso gastronomo Artusi. Essa prevede l'impiego di alcool, noci giovani con il gheriglio non ancora indurito, zucchero, buccia di limone, chiodi di garofano e cannella. Le dosi e gli stessi ingredienti variano, però, secondo le zone e i realizzatori, generando un'estrema varietà di prodotti finiti. Tutte le produzioni, amatoriali o professionali, sono in ogni caso accomunate dal gusto delle Noci di Sorrento: la varietà più pregiata d'Italia. Le modalità di preparazione, ancora assolutamente artigianali, richiedono dapprima il taglio delle noci in quattro o più parti e, successivamente, la loro immissione in recipienti di vetro (damigiane di vetro verde secondo la consuetudine) colmate preventivamente con alcool etilico. A seguire si versano tutti gli altri ingredienti e si agita il miscuglio prima di esporlo al sole. L'esposizione alla luce deve protrarsi per almeno 40 giorni. Spesso, però, si preferisce un'esposizione prolungata per un periodo di almeno due mesi. Prima di poter essere consumato il nocino deve essere travasato e filtrato. Operazioni praticate con l'ausilio di panni di Tela d'Olanda utilizzati a mo' di filtro. Per non alterare le caratteristiche organolettiche dell'infuso, spesso si adotta anche una procedura alternativa che prevede l'aggiunta dello zucchero, sotto forma di sciroppo, soltanto nella fase finale del processo produttivo.

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