Carpenteria, impagliatura e cesteria
Botti, barili, tini e mastelli
Si tratta di una produzione tipica, evidentemente collegata alla tradizione vitivinicola dell'area che, in un passato non troppo lontano, ha assunto un peso rilevante nell'economia locale. Al riguardo si cita un intervento consiliare dell'allora sindaco d'Ottaviano (anno 1845), finalizzato a dirimere la contesa insorta, tra fabbricanti ed acquirenti, in relazione al costo eccessivo delle produzioni di botti e tini. I cinque bottari d'Ottaviano, a detta del sindaco, erano i padroni del paese. Non c'era infatti galantuomo che non avesse: "deferenti riguardi per questa classe, anche in pregiudizio per il giusto e per l'onesto".
Alla tradizione produttiva di botti, barili e tini, ma anche a quella delle imbarcazioni di legno, era collegato un antico mestiere oggi scomparso: il calatafaio. Era questo l'artigiano che, con stoffe e catrame, si occupava di impermeabilizzare e riparare il naviglio. Nei periodi di magra del lavoro, però, non era difficile che il calatafaio si occupasse anche dell'impermeabilizzazione delle botti, mediante l'uso di paraffina.
Per quanto riguarda le fasi della lavorazione, effettuate ancora oggi quasi esclusivamente a mano, si distingue per difficoltà quella della piallatura delle doghe con la quale si conferisce, alle stesse, la tipica forma ricurva.
Effettuata la piallatura, le doghe sono assemblate, le une al fianco delle altre, in guisa circolare, così da ottenere un primo abbozzo di botte che, in questa fase, assume una tipica forma a campana.
Il manufatto in questo modo ottenuto è tostato sul fuoco (oppure mediante vapor d'acqua), per un periodo che varia, a secondo dello spessore del legno, dai 30 agli 80 minuti.
La tostatura è una fase delicata poiché ad essa è affidato il duplice scopo di bonificare il legno, liberandolo da eventuali parassiti e funghi, ma anche di aromatizzarlo portando a maturazione aromi e fragranze che saranno successivamente trasferiti al vino.
Raggiunta la tostatura desiderata, la botte è dapprima stretta con un cavo d'acciaio e, dipoi, collocata di nuovo sul fuoco per la dilatazione e l'asciugatura finale.
Le successive fasi di lavorazione comprendono la caprugine della botte, vale a dire la scanalatura della testa allo scopo di creare l'invito per l'incastro dei fondi, l'inserimento dei fondi, la levigatura esterna, e, infine, la cerchiatura effettuata mediante anelli d'acciaio uniti tramite ribattini.
La botte è quindi immagazzinata in depositi sotterranei per la stagionatura definitiva: quando esce è pronta per la cantina.
Le botti, oltre che essere prodotte ex novo, possono anche essere "revisionate". In tal caso si provvede a risanarle mediante la cosiddetta sgrommatura (asporto dei tartari e delle incrostazioni con vapore acqueo a 100°) e, ove necessario, mediante una leggera ritostatura.
Imbarcazioni di legno per pesca e diporto
Figlia di un'antichissima tradizione marinara, a Torre del Greco sopravvive ancora la nobile arte di costruire imbarcazioni secondo tecniche tradizionali a mano, utilizzando esclusivamente il legno. L'assortimento dei modelli realizzati è vario, si va dalle barche da diporto (a motore o a vela), sino a quelle da pesca. Autentico e inarrivabile oggetto di desiderio per i più è, però, soprattutto il "gozzo", un'imbarcazione le cui origini si perdono in tempi lontanissimi. La sua principale caratteristica, lo scafo a doppia punta con linee simili a prua e a poppa, è infatti rimasta inalterata almeno dal 79 d.C., epoca cui risale l'imbarcazione, in tutto simile ad un gozzo, recentemente ritrovata sotto i fornici del porto dell'antica Ercolano.
La poppa a punta rispondeva d'altronde ad una precisa funzione: si arrivava sul luogo della pesca andando a vela. Arrivati sul posto la barca era invece spinta a remi nella direzione della poppa che, non essendo occupata dall'albero, diventava il luogo di lavoro dove armeggiare con le reti.
Pur essendo un'imbarcazione che si è continuamente evoluta nel corso dei secoli, bisogna risalire agli anni '30 per assistere alla prima sostanziale modifica tecnica e stilistica del gozzo: la propulsione a motore. Quest'innovazione ha comportato un incremento dei volumi di poppa che, invece di danneggiare l'imbarcazione, le ha conferito un nuovo e ancor più stabile assetto. Da ciò, soprattutto, la vocazione di barca ideale e prediletta dalla gente di mare.
Al di là degli aspetti affascinanti il settore della cantieristica artigianale torrese attraversa, però, una fase di crisi. I motivi sono molteplici. In parte di natura "intrinseca", collegati cioè ai costi di realizzazione e manutenzione di imbarcazioni di questo genere, in parte, di natura assolutamente estrinseca. Si pensi, ad esempio, che le imbarcazioni artigianali, essendo per definizione le une diverse dalle altre, sono considerate alla stregua di tanti distinti prototipi, ciascuno dei quali da assoggettare a collaudo (diversamente da quanto accade con le imbarcazioni di vetroresina che richiedono il collaudo del solo modello di pre-serie e non anche di tutta la serie successiva). Ne consegue un fortissimo incremento di costo del prodotto artigianale, già assoggettato ad una pesante pressione tributaria perché "bene di lusso". Si aggiunga, a quanto appena esposto, il blocco dei permessi di pesca, con il conseguente arresto della costruzione di pescherecci, e si avrà il quadro (quasi) completo delle difficoltà in cui versa la cantieristica artigianale torrese, con il relativo indotto di: segherie, rivenditori di accessori nautici, imprese di calatafaggio e verniciatura, meccanici, elettricisti, idraulici per i motori entrobordo, carpentieri e maestri d'ascia.
Prodotti di impagliatura e cesteria
Anche in questo caso si tratta di un'attività artigianale, frutto di una tradizione le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Pressoché sterminata la messe di oggetti che gli artigiani del settore producono, o riparano, ancora oggi: sedie, cappelli, ventagli, cestini, mobili ed altro ancora.
In passato persino l'imbottitura dei cuscini e dei materassi era spesso di paglia e richiedeva l'opera dell'impagliatore perché la si potesse rinnovare senza correre il rischio di farla ammuffire.
Nell'ambito di una così variegata produzione non era insolito che si diffondessero figure di artigiani ultraspecializzati. Era questo il caso della figura dell'impagliatore addetto alla costruzione, o riparazione, delle sedie. Artigiano che, in dialetto, era individuato con il termine di 'mpagliasegge.
Altra figura di impagliatore era quella dell'artigiano specializzato nei cestini, c.d. fuscelle, destinati a contenere una particolare tipologia di ricotta detta appunto di fuscella.
Oggi la produzione degli artigiani del settore si concentra, oltre che nella classica costruzione o riparazione di sedute per sedie, in lavori di impagliatura e cesteria nei settori dell'oggettistica e degli elementi d'arrredo.