Cammei, Coralli e Pietre dure

Cammei su conchiglia
Ovunque si abbia modo di ammirare un cammeo su conchiglia, da Torre del Greco a Roma, come da New York a Sidney, non può esserci dubbio di sorta: è stato realizzato a Torre del Greco, città che detiene, da circa un secolo e mezzo, il monopolio mondiale di questo tipo d'incisione artistica. Negli ultimi decenni si è poi registrato un vero e proprio boom economico che ha coinvolto decine e decine di piccole e piccolissime aziende artigiane a conduzione familiare. Per quanto riguarda le conchiglie, ossia la materia prima per questo tipo di lavorazione, quelle più adatte appartengono alla specie Cassis (originaria dell'America Centrale detta comunemente Sardonica). La caratteristica che la rende particolarmente adatta all'incisione, senza considerare la notevole dimensione, è il contrasto tra il fondo marrone-bruno e la parte esterna perfettamente bianca. Il fondo, di un colore più intenso, consente, infatti, di conferire più risalto alla rappresentazione artistica incisa sulla parte esterna. La prima fase di lavorazione è la c.d. scoppatura. Quest'ultima consiste nel taglio della parte superiore della conchiglia detta appunto coppa. Tale taglio un tempo era effettuato al tornio, oggi si utilizza una sega a disco diamantato, ossia una delle pochissime concessioni alla tecnica in una lavorazione che, da sempre, conosce solo la sapiente mano dell'artista-artigiano. Eliminata la coppa, si bada a marcare i contorni dei frammenti in cui dividere la conchiglia. I pezzi ottenuti, di vario formato, sono successivamente aggarbati, cioè portati alla forma classica del cammeo (generalmente ovale) e legati, con la pece, su un supporto di legno. Ultimo passaggio, preliminare all'incisione vera e propria, è la c.d. scrostatura, con la quale è abraso il primo strato della conchiglia, lasciando scoperta la superficie bianca da incidere. Il supporto di legno (fusetto) con il suo ovale di Sardonica, è poi posto sul banchetto dell'incisore. Qualche tratto di matita, per fissare i contorni del soggetto, e comincia lo stadio di lavorazione più impegnativo: il bulino scava piccoli solchi sottraendo progressivamente materia. In questa fase è sufficiente una pressione appena superiore al dovuto, un segno più profondo, il distaccarsi di una scaglia più grossa, perché il frammento di conchiglia diventi inutilizzabile. Come per l'incisione su corallo anche qui è richiesta una straordinaria perizia. L'errore non può in nessun caso essere corretto.

Corallo: lavorazione artistica e lavorazione del liscio
Anche la lavorazione del corallo, pescato e lavorato sin dall'epoca romana (al British Museum si conserva una statuetta di corallo di Giove Serapide, probabilmente proveniente proprio dal Golfo di Napoli), rientra tra le produzioni tipiche dell'area vesuviana. L'attuale settore artigiano affonda però le sue radici all'epoca del riscatto dal dominio feudale (avvenuto nel 1699). Proprio in quel periodo, con una flottiglia di circa 400 coralline, i Torresi cominciarono ad assumere una posizione d'assoluto rilievo nell'ambito delle attività di pesca del corallo, invero già praticate fin dal XVI secolo. Ci volle poi quasi un altro secolo e mezzo perché l'esperienza, accumulata nella pesca e nel commercio del corallo, fosse messa a frutto nella lavorazione artistica, convertendo Torre del Greco nel più importante centro mondiale di trasformazione del corallo. Per quanto riguarda le tecniche di lavorazione, la prima fase è affidata agli occhi sapienti del maestro artigiano. Quest'ultimo procede al frazionamento del ramo corallino grezzo effettuando i tagli in coincidenza delle impurità. Ciò per impedire che i difetti finiscano al centro delle porzioni coralline da sottoporre alle successive lavorazioni. I frammenti, così ottenuti, sono poi divisi secondo il tipo di lavorazione cui possono essere adattati: quelli più sottili sono destinati al cosiddetto liscio, vale a dire alla trasformazione in perle, ovuli, tronchetti per collane, spille e accessori d'abbigliamento; i più grossi sono invece utilizzati per ricavare sculture a tutto tondo e cammei (c.d. lavorazione artistica vera e propria). Sia per la lavorazione del liscio, che per quella artistica, le tecniche di lavorazione sono rimaste sostanzialmente le stesse da secoli. Naturalmente il taglio dei tronchi non è più affidato alla c.d. spada a sega, né la foratura avviene più con il trapano a cordicella, ma al di là di queste comprensibili modificazioni è cambiato poco. La novità di maggior rilievo è stata adottata nel settore della lavorazione del liscio dove l'arrotatura (la fase produttiva che consente di far acquisire una forma rotonda o sferica agli oggetti lavorati) è effettuata meccanicamente e non più mediante una mola di arenaria azionata manualmente. Nella lavorazione artistica, invece, non è cambiato nulla. Come per l'incisione su conchiglia, anche qui è richiesta una straordinaria perizia e l'errore umano non può in nessun caso essere corretto.

Pietre dure
Il secolare dominio produttivo di Torre del Greco, nel settore delle conchiglie e del corallo, ha visto allargare, negli ultimi anni, la sua area d'applicazione oltre i confini tradizionali. Gli artigiani locali, forti di una tradizione artistica e di un mestiere che non teme concorrenza, hanno via via arricchito le proprie tipologie produttive nel settore dell'oreficeria, con la presenza sempre più versatile di pietre dure (malachite, turchese, lapislazzuli, agata, ecc.). L'antica confidenza con la durezza del corallo e il gusto consolidato in circa due secoli d'attività, hanno contribuito, non solo a conferire una spiccata e tipica fisionomia alle lavorazioni in discorso, ma anche a creare un nuovo mercato verso i laboratori orafi del centro e del nord dell'Italia che, oggi, acquistano di preferenza a Torre del Greco le pietre da montare sulle loro creazioni.

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