La colonizzazione vegetale dei suoli vulcanici
Gli insediamenti delle specie pioniere sui terreni vulcanici del Vesuvio seguono modalità alquanto diverse in funzione della diversa natura del substrato, che può essere costituito da flussi lavici solidificatisi in forma di cumuli di scorie, o da accumuli di materiali piroclastici incoerenti (sabbie, pomici, lapilli e ceneri vulcaniche).
Osservazioni effettuate sui suoli vulcanici risalenti all'eruzione del 1944, hanno evidenziato le seguenti caratteristiche: solo dopo circa dieci-dodici anni si ha la comparsa, sulle masse laviche scoriacee, dei primi esemplari isolati di Stereocaulon vesuvianum, un lichene dall'aspetto coralloide che conferisce alle lave il caratteristico colore grigio-argenteo. In questo stadio iniziale sono del tutto assenti le specie fanerogamiche (quelle che presentano ben visibili gli organi di riproduzione, cioè gli stami e i pistilli) che si insediano in una fase successiva della durata di circa quattro anni. In questo secondo arco di tempo, negli anfratti delle lave già colonizzate da Stereocaulon vesuvianum, si inseriscono i primi soggetti isolati di valerianella rossa, elicriso e acetosella. Non va peraltro sottovalutata la graduale e contemporanea colonizzazione delle diverse specie di graminacee. Varie specie di muschi e felci, infine, tendono a svilupparsi negli anfratti grazie all'instaurarsi di microclimi favorevoli.
L'evoluzione della vegetazione, verso successivi stadi più evoluti, risulta molto lenta. Essa ha comunque inizio nelle prime depressioni del suolo, dove si è accumulata una certa quantità di terriccio e dove possono quindi insediarsi i primi arbusti rappresentati da diverse specie di ginestre.
Sui depositi piroclastici incoerenti l'insediamento dei primi vegetali avviene con un leggero ritardo, rispetto alla colonizzazione delle masse laviche scoriacee. E' infatti necessario il preventivo insediamento di esemplari dotati di robusti apparati radicali in grado di ridurre la notevole mobilità dei suoli.
 
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