Per quanto riguarda l'andamento delle temperature, (nonostante
la serie storica a disposizione sia ancora troppo limitata per
trarre delle conclusioni definitive) esso sembra inversamente
correlato con quello delle precipitazioni meteoriche. Nel periodo
compreso tra il 1926 e il 1950 le temperature medie mensili
hanno fatto registrare il picco d'intensità, pari a circa
21°, nel corso del mese di luglio (ril. Osservatorio Vesuviano).
Nel 1994 le medesime temperature hanno invece presentato il
loro massimo in agosto, facendo registrare il notevole valore
di 27° (Staz. For.le di Trecase).
Rilievo assai scarso rivestono le precipitazioni nevose, che
solo nei mesi tra dicembre e marzo interessano quasi esclusivamente
le quote superiori ai 1.000 mt. s.l.m..
L'idrografia
L'estremo grado di permeabilità degli strati più
superficiali del suolo in tutta l'area vesuviana fa si che le
acque pluviali vengano, nella maggior parte dei casi, immediatamente
avviate verso gli strati profondi.
Ciò
è particolarmente vero per i versanti est e sud-est,
lungo i quali le precipitazioni piovose sono quasi tutte assorbite
dal terreno fortemente permeabile. Sui versanti settentrionali,
occidentali e sud-occidentali, invece, la maggiore pendenza
degli stessi, consente la raccolte delle acque, almeno in occasione
degli eventi meteorici di maggiore intensità, nell'ambito
dei valloni e dei lagni che incidono i fianchi del vulcano.
In relazione ai predetti caratteri geomorfologici, le sorgenti
sono quasi del tutto assenti; solo in alcune località
poste a nord del Monte Somma (vedi il capitolo dedicato agli
itinerari escursionistici), affiora qualche sorgiva. Si tratta
comunque di fenomeni trascurabili.
A parziale compensazione del deficitario bilancio idrico soccorre
l'elevata umidità relativa che raggiunge, in estate,
picchi del 65%. Sono perciò abbondanti le rugiade proprio
quando più difettano le piogge.